Ferrara in due giorni
Cosa vedere a Ferrara in due giorni? Dal Castello Estense alle strade medievali, dai palazzi rinascimentali ai percorsi lungo le mura, la città invita a muoversi senza fretta, alternando passeggiate e giri in bicicletta.
Ferrara si scopre anche così: nel colore caldo dei mattoni, nella prospettiva di un viale, nel profumo delle cucine in cui si preparano i cappellacci di zucca. Le tracce della corte estense accompagnano i gesti di ogni giorno, tra una sosta in piazza e una bicicletta appoggiata davanti a una bottega.
Da Casa d’Este comincia un itinerario di quarantotto ore tra arte, storia e sapori: il primo giorno a piedi nel centro storico, il secondo in bicicletta tra le mura e il Rinascimento, seguendo il ritmo di chi abita la città.
Primo giorno: il centro storico di Ferrara a piedi
Basta chiudersi la porta di Casa d’Este alle spalle per trovarsi il Castello Estense davanti agli occhi: le quattro torri, il fossato, i riflessi dei mattoni nell’acqua. La visita ripercorre la storia di una fortezza diventata residenza ducale, tra sale affrescate e prigioni sotterranee che raccontano volti diversi del mondo degli Este.
A pochi passi, il Teatro Comunale custodisce la Rotonda Foschini, il cortile ovale un tempo attraversato dalle carrozze. Qui viene spontaneo fermarsi e alzare gli occhi: le pareti curve sembrano avvolgere chi entra, lasciando in alto un ritaglio di cielo.
Si prosegue verso Piazza della Cattedrale, tra un caffè e il movimento quotidiano della città. La facciata romanico-gotica del Duomo di San Giorgio racconta la Ferrara medievale; di fronte, il Volto del Cavallo invita a entrare in Piazza del Municipio, l’antico cortile ducale impreziosito dallo scalone quattrocentesco. Pochi passi uniscono epoche e prospettive diverse.
In Via delle Volte la passeggiata si fa più intima. Archi sospesi e passaggi coperti custodiscono la memoria della città mercantile, delle sue abitazioni e dei suoi magazzini. È il momento di lasciarsi incuriosire dai vicoli e poi concedersi una sosta in osteria. A tavola, i cappellacci di zucca sono un invito a conoscere Ferrara attraverso i suoi sapori: una sfoglia sottile che racchiude un ripieno dalla dolcezza inconfondibile.
Il pomeriggio conduce verso Palazzo Schifanoia, voluto da Alberto V d’Este alla fine del Trecento come luogo di svago e riposo. Il nome richiama proprio il desiderio di “schivare la noia”. Nel Salone dei Mesi, affrescato nel Quattrocento per volontà di Borso d’Este, scene di corte, figure allegoriche e simboli astrologici invitano a entrare nell’immaginario del Rinascimento ferrarese.
Secondo giorno: Ferrara in bicicletta, dalle mura a Palazzo dei Diamanti
La seconda mattina si sale in bicicletta, condividendo un’abitudine quotidiana dei ferraresi. Qui si pedala per andare al lavoro, all’università, per incontrarsi o semplicemente a passeggio: un modo per sentirsi parte della città.
Si raggiunge Porta degli Angeli e si comincia il giro delle mura, seguendo i percorsi nel verde che accompagnano la cinta storica. Il circuito si sviluppa per circa nove chilometri, tra alberi, prati e baluardi: si può scegliere di dedicarsi all’intero percorso oppure esplorarne un tratto, prima di tornare alla porta.
Da qui si imbocca Corso Ercole I d’Este verso il centro. La prospettiva si distende e i palazzi rivelano il disegno dell’Addizione Erculea, il grande progetto urbanistico rinascimentale di Biagio Rossetti. È anche questa visione della città ad aver contribuito all’iscrizione del centro storico nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1995.
Al Quadrivio degli Angeli, Palazzo dei Diamanti cattura lo sguardo con le punte di marmo della facciata, su cui la luce disegna ombre sempre diverse. Si lascia la bicicletta per visitare la Pinacoteca Nazionale, ospitata al piano nobile, e scoprire la pittura ferrarese dal Medioevo al Settecento. Al piano terra, gli spazi espositivi accolgono mostre temporanee, da scegliere secondo il programma.
Dopo una sosta a tavola, si riprende il corso verso Casa d’Este. Le torri del Castello ricompaiono in fondo alla strada e accompagnano il ritorno. Dopo due giorni tra vicoli, affreschi e percorsi in bicicletta, quella vista ha già il calore di un luogo conosciuto. E lascia il desiderio di tornare, per scoprire un altro segreto della città estense.